All’ateneo, l’incontro con l’atleta paralimpico Giacomo Perini

Università: Guida(Roma Tre),creare comunità è terza missione

 

All’ateneo, l’incontro con l’atleta paralimpico Giacomo Perini

 

ROMA

 

(ANSA) – ROMA, 8 NOV – “Creare spirito di comunità dovrebbe essere la terza “missione” dell’università, dopo ricerca e trasmissione della conoscenza. Per questo ci teniamo a promuovere relazioni che rafforzino lo spirito di comunità, anche con iniziative diverse da quelle che normalmente si svolgono in un Ateneo”. Cosi Francesco Guida, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre, nel corso della presentazione del libro “Non siamo immuni” di Giacomo Perini, tenutasi presso l’ateneo di fronte a un centinaio di studenti. Giacomo, colpito da osteosarcoma a 18 anni e oggi atleta paralimpico, ha sottolineato Edoardo Marcucci, vicepresidente del Consiglio Scientifico della Biblioteca di Scienze Politiche di Roma Tre – è una persona che è caduta, si è fatta male, ma non si è disperata e autocommiserata. Si è invece rialzata, ha combattuto ed è qui per condividere la sua concreta esperienza. Per questo l’iniziativa di oggi è l’esplicitazione dello spirito di ricerca e conoscenza, che sono propri dell’istituzione universitaria”. L’esperienza di Giacomo con i medici dell’Ospedale Rizzoli di Bologna, secondo Francesco Antonelli, docente di sociologia, “trasmette tanti messaggi positivi, tra cui quello di una medicina che sta cambiando, che è più vicina alle persone. Ci mostra che, tutto sommato, non viviamo poi in una società così malata. E che c’è qualcosa da cui partire e a cui ancorarsi”. Anche per questo il libro di Giacomo Perini, ha aggiunto Andrea Argenio, docente di storia contemporanea, “è una sorta di manuale di sopravvivenza, da tenere sottomano e consultare nelle diverse situazioni difficili della vita, non solo una malattia”. Giacomo, protagonista del cortometraggio di Livia Parisi “Gli anni più belli, così la malattia ha cambiato la mia vita”, proiettato nel corso dell’incontro, dopo un’odissea fatta di chemio, recidive e l’amputazione di una gamba, ora guarda con speranza alle prossime Paralimpiadi a Tokio e non ha dubbi: “non dite a un atleta che l’importante è partecipare. L’importante non è partecipare, ma aver cercato di vincere dando il meglio di sé”.(ANSA).

 

RED-COI/ S43 QBXL

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